giovedì 11 marzo 2010

I nostri...


Un uomo passeggia in una piazza. Si accorge dell'assembramento commerciale e del vociare entusiastico. Si solleva un paio di cieli più in basso e compreso l'evento, vorrebbe uscire dalla prima porta di servizio. sperando di entrare in un qualsiasi tranquillo sgabuzzino. Scuro e accogliente. Ma le grida e gli apprezzamenti fanno muro. Diventano ostacolo. Un cappotto blu, una giacca blu, una coscienza piena di lividi blu,  sembra poter dirigere il fastidioso melodramma. Sa come fare. L'ha ripetuto per anni, alle conventions, ai meeting. Prima provava allo specchio, ha smesso. Ora lo specchio prova un certo senso di nausea.
Intanto si distribuiscono etichette e insulti come al solito, come si piazzano mitragliatrici tra i sacchi di sabbia. Così .il nostro passante sente che le dosi si rincarano, e non vede arrivare i nostri. 
Dimentica che i nostri non ci sono più.  Poi ricorda.
E vorrebbe pensare, in un pomeriggio assolato nella città deserta.  Di notte a fine turno.
Dopo aver scambiato i sapori con lei. 
In piedi sullo sfondo, appoggiato alla ringhiera.

Applausi, ma per fortuna la porta si apre.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

non è detto che si salvi... il passante!

il Russo ha detto...

Dovremmmo iniziare le telefonate intercorse fra me e Gap passate a commentare i tuoi post, il problema è che ti gaseresti troppo per i commenti entusiastici sulla tua scrittura.... ;)

listener-mgneros ha detto...

piuttosto rimandami il tuo numero che l'ho perso nei vari spostamenti (via mail)...