"Lo specchio non capta altro se non altri specchi, e questo infinito riflettere è il vuoto stesso."
Roland Barthes - Frammenti di un discorso amoroso
Lo specchio e il potere sono inscindibili, uno ha bisogno dell'altro e nessuno dei due di noi.
Mi distrae mostra la figura, ma non il mio nome. Non è capace di attenzione, ma solo di ricordo, appena mi guardo so che è già successo.
E mente, specie quando diventa lucido e reattivo, sempre pronto e servizievole, uno schiavo al mercurio, rapido e laido a decidere cosa dovrei vedere, tanto alacre e convincente da farmi credere che il suo misero dovere sia il mio vero volere.
Non un gemello, ne' una pagina scritta, ne' un quadro rovesciato, se finalmente distorce, dicendo il vero, non è per onestà, ma per cattiva manifattura.
I peggiori specchi camminano, respirano e si fanno vanto di essere riflessivi.
Meglio quelli venati e consumati, magari ancora intelaiati, ma frantumati e multipli, riflettono più volte me e mi lasciano il dubbio su quale di quelle immagini io sia veramente, così almeno spingono alla ricerca.
Fisicamente e chimicamente vetri e specchi sono liquidi e per noi si fingono solidi, per l'inganno di farci sembrare a nostra volta integri, Alice non si fece confondere e passò oltre, nuotando verso se stessa.
Nulla di peggio che specchiarsi e specchiare, aumenta il debito e l'illusione di un credito riscuotibile.
Possono sembrare utili, ma non sono certo fertili.
IL SIGNORE DEL MALE J.CARPENTER -SCENA FINALE "DELLO SPECCHIO".
Questo Blog è inequivocabilmente dedicato ad un pubblico maggiorenne. La natura di questo blog è decisamente feticistica e pornografica. L'autore del blog si riserva di censurare commenti non graditi. I disegni creati da MG NEROS sono protetti da copyright!! Ogni eventuale accenno a Spam, violenze su minori, nazismo, fascismo e razzismo e azioni su persone non consenzienti verrà segnalato alle autorità competenti. Questo Blog non ha fini commerciali o editoriali.
mercoledì 2 marzo 2011
martedì 1 marzo 2011
Sperdersi è cosa buona e giusta
Rigiro due bottoni, piccoli e bianchi, tra l'indice e il pollice della sinistra.
Mentre l'acustica mi entra. un po' acida, ma molto morbida.
Felpa nera, camicia bianca. colletto strano.
Quissù, sperduto e ho sì sonno,
ma anche il giusto disordine di chi non ne ha più voglia di non essere chi.
Rigiro i bottoni, e vorrei strapparli tutti.
Ed eliminare le cerniere e devastare i vestiti e mostrare il corpo.
Lo accolga chi...chi vuole. Chi vuole sapere che sapore ha, chi.
Potrei descriverlo perfettamente tra cicatrici, che si dischiudono per rilasciare fragranze, e tra altre faccende e vapori, cose da calda camera da bagno
Ti dico, a te dico: guarda che è vero. Guardami, ho disegnato me tante volte per ottenere un unico ritratto, cancellando il resto e i tratti aggiunti dagli altri,
Guardami il Foglio è bianco, è pronto. Solo per la mia mano ora.
Alla fine contano le fibre dei muscoli rimasti, quelli che le slavine, gli uppercut, le persiane di casa, chiuse, non hanno fiaccato.
Rifletto, ma non nei cristalli, non nei vetri, insomma non mi vedo più in nessuna parete di menzogne.
Altrove si.
E cambiano canzone, mentre li ascolto, ricordo tutte le parole e fanno bene a suonarla, e fanno bene a me le parole.
Se usi il rasoio sul mio pube, proprio sopra al mio membro da femmina, so che sarai delicata tanto da sollevarmi da ogni imbarazzo e da farmi sprofondare nel sentimento necessario. Ti saprò dare
Così inserisci presenza, ho tutto ciò che consente. Grazie per farmi spiare e per frugarmi a dovere.
venerdì 25 febbraio 2011
Perchè odio il potere
Bella domanda...
Perché è gretto, perché è solo un ricatto.
Verso donne che dipendono da uomini, verso popoli che dipendono da pazzi, verso figli che dipendono da violenze, verso l'arte che deve avere sempre un prezzo, verso chi guarda le mani per considerarle solo braccia.
Verso me stesso, da parte di me stesso.
Perché per quanto ci spacchiamo il culo c'è sempre l'usurpatore violento o quello che fa finta di non vedere, quello che pensa di sapere come fare e quello che si mette il vestito bianco della vittima solo per ottenere qualcosa.
Perché mi sono fatto un mazzo così per non avere più a che fare con il potere, perché sono sereno quando ci sto lontano e mi si spacca il cuore e lo stomaco quando lo vedo in opera, o quando mi si avvicina.
Lo odio quando pone barriere alla libertà d'amare e quando indica come peccato il dovere di essere liberi, quando usa i mezzi coercitivi, quando eiacula invidia e protervia, indifferenza e furbizia.
Quando usa gli altri come mezzi per assicurarsi un po' di finto calore, e quando impedisce a chiunque di accedere a quello vero, al calore che ci si merita.
Lo detesto per quando e quanto mi ha pervaso e lo disprezzo per la tristezza che mi dà, ripensando a quanto mi ha fatto perdere, a tutto ciò che mi ha fatto perdere.
Un tempo era rabbia per come vedevo il potere macinare sentimenti e carne sia in grande scala, sia in realtà più private.
Ora è malinconia e tristezza ogni volta che scorgo questa violenza impedire a qualcuno di essere veramente se stesso.
So che esistono altre strade e le sento, dal loro profumo.
"- Tu sei uno destinato a non essere mai felice?
- Non so che cazzo tu sappia di me, ma io so quando sono felice!"
giovedì 24 febbraio 2011
frullati...
Mentre ti riallacci ai fili che conducono ancora elettricità riscopri un invito a guardare dentro, è pericoloso, perciò: fallo.
Egregio sconosciuto le scrivo per farle notare che non potrà più calpestarmi i piedi la prossima volta che mi toccherà stingerle la mano.
Chi è più feroce tra l'aguzzino che ti procura le stigmate o l'avventore che deve sempre infilarci il naso?
Se lei non fosse esistita avrei dovuto inventarla, ma lei c'è...quindi con la concretezza ora posso fare pace.
Per la tastiera uso appena appena 4 dita, le altre pensano.
Ops...ho appena scoperto di non avere più freddo proprio ora che finalmente mi sono deciso a girare nudo
Per i soldi basterebbe un lavoro appena decente, per la gloria bastano certi maschi e i giochi a cui non partecipo mai, il resto lo faccio per amore.
Se mi inchino a baciarti i piedi è solo per pura fede nella tua sensualità.
Non solo sto riordinando il mio giardinetto ma ci piscio pure dentro...l'odore terrà lontano i "buoni" gerarchi della comprensione.
Empatico sì, ma il" tre per due" non lo facciamo più mi spiace.
sabato 19 febbraio 2011
venerdì 18 febbraio 2011
I don't care o meglio non mi interessa...
I.
Così mentre galleggio sulla banchina ferroviaria, con lo stomaco capovolto e il diaframma frantumato, non mi chiedo più nulla.
Non ho più certe domande da pormi. Non ho idioti intorno.
Il passo dei miei stivali verso la carrozza numero nove è tranquillo.
Non me ne frega poi molto di perdere il treno. Non me ne frega nulla.
Non me ne frega un cazzo.
Questa calma, mai vista dalle mie parti, contiene il dolore della separazione, lo contiene ma non lo stempera affatto, ne' mai lo imprigiona.
Nulla e nessuno si potrà mai più permettere di farlo.
Le sue spalle nude hanno questo diritto.
II.
Sono entrati anni fa in casa mia.
Avevo l'illusione che le porte si potessero lasciare aperte. Si sono presi tutto e, uno ad uno, poi sono andati via.
Non mi interessa.
Ho le porte ancora spalancate e nessun oggetto da potersi considerare proprio.
Che vi ruberete ora?
Non quello che ho intenzione di dare.
Certe cose sono solo per chi entra frantumando li specchi, per chi sa calpestare le inutili porcellane del passato.
E io prendo il caffè con l'ospite atteso da una vita.
III.
Vestito di nero mi appoggio in contrasto contro un muro bianco. Ombre dai mille colori si condensano, evaporano, poi ritornano liquide. Le sue dita tatuano a caldo il mio corpo. La carne ha ricominciato a squarciarsi e la pelle nuovamente suda sangue.
Il mio sentire, serenamente, secerne sperma e mestruo.
Squartato e contento, devastato e integro, bacio il mio amore.
Fica e cazzo compresi.
Capiti.
Così mentre galleggio sulla banchina ferroviaria, con lo stomaco capovolto e il diaframma frantumato, non mi chiedo più nulla.
Non ho più certe domande da pormi. Non ho idioti intorno.
Il passo dei miei stivali verso la carrozza numero nove è tranquillo.
Non me ne frega poi molto di perdere il treno. Non me ne frega nulla.
Non me ne frega un cazzo.
Questa calma, mai vista dalle mie parti, contiene il dolore della separazione, lo contiene ma non lo stempera affatto, ne' mai lo imprigiona.
Nulla e nessuno si potrà mai più permettere di farlo.
Le sue spalle nude hanno questo diritto.
II.
Sono entrati anni fa in casa mia.
Avevo l'illusione che le porte si potessero lasciare aperte. Si sono presi tutto e, uno ad uno, poi sono andati via.
Non mi interessa.
Ho le porte ancora spalancate e nessun oggetto da potersi considerare proprio.
Che vi ruberete ora?
Non quello che ho intenzione di dare.
Certe cose sono solo per chi entra frantumando li specchi, per chi sa calpestare le inutili porcellane del passato.
E io prendo il caffè con l'ospite atteso da una vita.
III.
Vestito di nero mi appoggio in contrasto contro un muro bianco. Ombre dai mille colori si condensano, evaporano, poi ritornano liquide. Le sue dita tatuano a caldo il mio corpo. La carne ha ricominciato a squarciarsi e la pelle nuovamente suda sangue.
Il mio sentire, serenamente, secerne sperma e mestruo.
Squartato e contento, devastato e integro, bacio il mio amore.
Fica e cazzo compresi.
Capiti.
sabato 12 febbraio 2011
Ora
Perché nessuna grammatica o regola inquina più i sensi.
Ora che è sempre giorno, che è sempre onda....che è molto mare, ora non ho bisogno. Ho desiderio e la pelle serenamente a strisce, a piaghe amorevoli. Ora soffrire non è un presagio, ma un densa attitudine. E ti cammino, ti odoro, ti annuso, ti bevo e tu mi divori come nessuno saprebbe fare, con il consenso notturno. Prendimi e finalmente possiedimi, è il giorno giusto! Non dimentico certo il nostro ti amo, ti amo.
venerdì 4 febbraio 2011
con le altrui parole... ed un post scriptum
1.Così la macchina dell'oppressione sempre si volta contro chi la serve. Italo Calvino
2. Era molto più delicato e tenero di quanto si credesse. Era fatto di quell'impalpabile sostanza che volgarmente si chiama favola o illusione: anche se vero. Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace. Dino Buzzati
3.Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà. Ennio Flaiano.
4. Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù… Pier Paolo Pasolini
5.Non è solo colui che rifiuta le regole e il branco purché si batta. Paolo Volponi
6.Io non odio persona alcuna, ma vi son uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano. Ugo Foscolo
7. Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti. Primo Levi
8. Sei comparsa al portone in un vestito rosso per dirmi che sei fuoco che consuma e riaccende. Giuseppe Ungaretti
9.E poi a un tratto l'amore scoppiò dappertutto. Fabrizio De André
10. Le strade sono aperte ed il momento viene sempre. Francesco Guccini
post scriptum:
Non potrò presenziare alle celebrazione del vostro cinismo, mentre lo imbalsamate e depositate su un trono o su una croce, sono sempre così inesorabilmente impegnato a non smentire il sogno di stanotte. Listener
mercoledì 2 febbraio 2011
Ieri oggi e domani....
In questo blog spesso considerato scabroso e depravato...sembrerà strano questo post e i suoi contenuti. Spero di essere "scusato".
Ma...
Come ora, mai. Come ora sento il bisogno di riconciliarmi con il mio privato. Con una spinta verso il futuro che mi scalda dentro, riapro le scatole dimenticate. Sollevando i coperchi avverto il vento tiepido soffiare da fotografie e oggetti, avverto la lentezza, la densità.
Ora ho tempo e voglia di farmi perdonare di quella che si chiama riconciliazione personale e di ricominciare con uno zaino stracolmo e leggero, finalmente leggero, finalmente stracolmo. Non ho all'orizzonte certezze economiche. La stabilità oggettiva sarà dura da riconquistare, ma quella interiore ora preme e su quella, inviolabile e totale, voglio nuovi giardini e nuove piante.
Questo non si compra, non si vende non si possiede, si sente!
Il resto verrà...(si!)
Non cambio, solo torno ancora di più verso me stesso e verso la mia vita. Miglioro? Non è questa la questione, non è ciò che mi interessa. Voglio solo respirare.
Un grazie...a Te.
Fotografie di ieri, per oggi e per domani.
Ma...
Come ora, mai. Come ora sento il bisogno di riconciliarmi con il mio privato. Con una spinta verso il futuro che mi scalda dentro, riapro le scatole dimenticate. Sollevando i coperchi avverto il vento tiepido soffiare da fotografie e oggetti, avverto la lentezza, la densità.
Ora ho tempo e voglia di farmi perdonare di quella che si chiama riconciliazione personale e di ricominciare con uno zaino stracolmo e leggero, finalmente leggero, finalmente stracolmo. Non ho all'orizzonte certezze economiche. La stabilità oggettiva sarà dura da riconquistare, ma quella interiore ora preme e su quella, inviolabile e totale, voglio nuovi giardini e nuove piante.
Questo non si compra, non si vende non si possiede, si sente!
Il resto verrà...(si!)
Non cambio, solo torno ancora di più verso me stesso e verso la mia vita. Miglioro? Non è questa la questione, non è ciò che mi interessa. Voglio solo respirare.
Un grazie...a Te.
Fotografie di ieri, per oggi e per domani.
Argentina 1993 La Boca Buenos Aires
Iguazu waterfalls 1993
Father
Twins
Listener on board
Family
Listener 1972
Iscriviti a:
Post (Atom)


















